Gli esperti di finanza aziendale hanno individuato modalità differenti di finanziamento della attività e quindi della iniziativa propria di ciascun franchisor:
• finanziamento con mezzi propri;
• finanziamento con debito (bancario o finanziamenti agevolati);
• finanziamenti attraverso i consorzi di garanzia collettivi dei fidi a favore delle piccole e medie imprese;
• finanziamento con “venture capital”, ovvero soci;
• finanziamento a fondo perduto;
• finanziamenti “estemporanei” quali prestiti da parenti e amici, o mancato pagamento di imposte e contributi;
Ciascuna di queste fonti di finanziamento ha un costo specifico, a volte ben individuabile, a volte con “effetti collaterali”:
• per i mezzi propri il costo è rappresentato dal “lucro cessato” dell’investimento alternativo. Facciamo un esempio: se invece di avere investito nella attività avessi tenuto le mie disponibilità in titoli di stato avrei guadagnato il 2,5%. Questo rendimento rappresenta il costo del mio investimento nella nuova iniziativa;
• per il finanziamento attraverso debito il costo è rappresentato dal t.a.e.g. pagato al finanziatore;
• i finanziamenti a fondo perduto non costano nulla;
• finanziarsi non pagando imposte e contributi è il metodo più veloce per ottenere liquidità, ma anche un metodo in genere molto oneroso (dal 3,75% al 30% oltre ad interessi del 3%).
Oltre al costo specifico le differenti modalità di finanziamento hanno anche una serie di “effetti collaterali”.
Il finanziamento tramite debito deve essere sempre onorato, sia in quota capitale che in quota interessi, pena il rischio di bancarotta.
Il finanziamento tramite venture capital o a fondo perduto vi obbliga a rendere conto del vostro operato nei confronti del finanziatore.
I finanziamenti chiesti a parenti e/o amici generalmente non hanno un costo quantificabile con misure economicamente significative, ma comunque generalmente provocano un impatto non trascurabile nella sfera privata (perdite di rapporti personali, tensioni familiari, ecc.)
Finanziarsi non pagando imposte e contributi aumenta la probabilità di controlli fiscali e quindi di dovere spendere tempo per assistere chi conduce detti controlli e costi esterni per l’assistenza tecnica di commercialisti e legali.
Il grande sogno di chiunque intraprenda un’attività in proprio è reperire dei finanziamenti a tasso agevolato oppure addirittura a “fondo perduto”.
E’ una materia complessa e contiene alcuni concetti chiave:
• il trattato UE impedisce come norma generale che si eroghino agevolazioni alle imprese se non nell’ambito delle deroghe concesse a livello europeo;
• di norma i finanziamenti agevolati vengono erogati in maggior parte a conclusione dei progetti di investimento, e quindi dopo che si è già provveduto a pagare gli investimenti, e in genere non coprono completamente la spesa sostenuta;
• le agevolazioni sono regolate da bandi periodici che hanno un ammontare limitato di risorse disponibili e che permettono di concorrere alle assegnazioni di risorse in un periodo temporale ristretto e determinato (circa 60 giorni dalla “pubblicazione” del bando di concorso);
• le agevolazioni alle imprese sono “canalizzate” ovvero esistono alcuni enti o agenzie nazionali (come per esempio l’Accreditamento ad Invitalia) e solo questi/e che le erogano, oppure si tratta dei cosiddetti “incentivi automatici” quale era ad esempio l’agevolazione Tremonti per gli investimenti delle imprese, che si ottengono solamente in sede di dichiarazione dei redditi, e quindi di norma solamente l’anno successivo e a quello in cui la spesa è stata sostenuta.
Esistono poi delle indicazioni operative sul quadro delle agevolazioni vigenti per le imprese.
Come prima indicazione, è opportuno tenere sempre aggiornato un fascicolo di richiesta di finanziamenti. Con adattamenti accettabili può essere convertito nella documentazione richiesta da buona parte dei bandi di concorso.
La seconda indicazione è consultare periodicamente i principali siti internet degli enti che erogano questi finanziamenti oppure che forniscono informazioni.
Il consiglio è informarsi sempre continuamente tramite questi siti internet o le associazioni di categoria (fonte: materiale a cura della Società di consulenza Quadrante s.r.l, 2009).
In estrema sintesi gli interventi di finanza agevolata riguardano soggetti con maggiori difficoltà di collocamento (giovani, donne, disoccupati), la riconversione di dipendenti che rischiano di uscire dalla attività produttiva, e gli interventi mirati a migliorare la competitività delle imprese (nuove tecnologie, nuovi impianti) o che possono dare ricadute positive (le esternalità degli economisti) sul tessuto sociale, o sull’ambiente.
Bisogna sempre verificare in qualsiasi momento se ci sia un bando di concorso aperto o che prima o poi si possa concorrere ai finanziamenti.
Questo è importante considerarlo in quanto i tempi della politica e degli affari sono molto diversi, e, costituisce buona prassi verificare se vi sono dei nuovi concorsi aperti, mentre non è buon consiglio affidarsi alla finanza agevolata per fare partire la propria iniziativa imprenditoriale. In più bisogna considerare che negli ultimi due anni ovvero il biennio 2008 e 2009 contrassegnato dalla crisi economico-finanziaria e dei mercati, ha frenato vistosamente non solo gli investimenti ma anche l’accesso al credito. Il più delle volte il rapporto tra le banche e gli imprenditori è diventato molto più chiuso e meno flessibile lamentando a volte quasi un certo conflitto piuttosto che una durevole cooperazione. La difficoltà maggiore all’accesso al credito in questi ultimi anni si è incrementata a sfavore ancora una volta dei piccoli imprenditori. In questo contesto, infatti, bisogna fare un distinguo netto nel sistema del franchising. Da un lato abbiamo i grandi franchisor che nonostante la crisi riescono e sono riusciti ad avere grazie alle loro ricchezze e disponibilità sempre e comunque un buon accesso al credito rivolgendosi alle più prestigiose banche o istituti di credito privati mentre dall’altro, invece, molti piccoli e medi franchisor e gran parte del panorama dei franchisee dei più svariati settori che faticano viste le loro inferiori ricchezze finanziarie private ad avere ciò che più gli spetterebbe per progredire nell’affiliazione.
Questo è stato dovuto dal fatto che le banche stesse o i sistemi creditizi in questo periodo di crisi hanno più “paura” sentendosi poco tutelati nell’erogare nuova liquidità che farebbe tanto comodo a molti piccoli imprenditori sia franchisor che soprattutto franchisee.
In questo scenario proprio a sostegno delle piccole e medie imprese e attività commerciali entrano in gioco delle nuove figure che non sono altro che degli intermediari tra banche e aziende chiamati anche consorzi di garanzia collettivi dei fidi. Essi sono organismi che esercitano, in forma mutualistica, attività di garanzia collettiva dei finanziamenti in favore delle piccole imprese socie o consorziate. Hanno struttura cooperativa o di consorzio e possono essere di due tipi: di primo grado, se costituiti dalle piccole e medie imprese; di secondo grado, se formati dai confidi di primo grado che danno un’ulteriore garanzia per le attività degli stessi confidi di primo grado.
Lo scopo dell’attività di garanzia collettiva dei fidi è rendere più facile per le PMI (piccole medie imprese) associate di ogni settore (artigiane, commerciali, industriali e dei servizi) l’accesso al
credito bancario o a società di locazione finanziaria, aumentando inoltre il potere contrattuale delle stesse imprese che richiedono finanziamenti.
In pratica, la copertura finanziaria che i Confidi garantiscono a fronte della richiesta di un finanziamento è in gran parte fornita dal deposito di un fondo in denaro da parte delle imprese aderenti ai Confidi, che corrisponde alla somma delle quote associative. Dato l’elevato numero di Confidi presenti sul territorio italiano è piuttosto difficile ricondurre le loro modalità operative a uno schema uniforme. In sintesi, però, se ne rilevano due principali:
• la fideiussione, che viene utilizzata essenzialmente a vantaggio di una singola impresa consorziata;
• la costituzione di una “garanzia monetaria”, cioè una somma di denaro a copertura di una quota delle perdite sostenute dalla banca che finanzia un insieme di crediti, a motivo del mancato pagamento di una piccola o media impresa, fino a esaurimento del limite di fido (plafond) messo a disposizione. Questa modalità è usata maggiormente nel caso di finanziamenti a un insieme di imprese.
Solitamente il Confidi interviene al momento del mancato pagamento del debitore originario con la corresponsione di una somma in acconto, salvo stabilire un conguaglio al termine delle procedure esecutive.
La domanda di associazione può essere presentata da imprese che rientrano nella categoria delle PMI (piccole e medie imprese) che, secondo la definizione UE, devono avere:
? meno di 250 dipendenti e un fatturato annuo non superiore a 50 milioni di euro o un totale di bilancio annuo inferiore o uguale a 43 milioni di euro (le medie imprese);
? meno di 50 dipendenti e un fatturato annuo non superiore a 10 milioni di euro (le piccole imprese);
? meno di dieci dipendenti e un fatturato annuo non superiore a 2 milioni di euro (le microimprese).
Ai confidi possono partecipare anche imprese più grandi, ma solo ai fini degli interventi agevolati della Banca Europea degli investimenti e purchè non rappresentino più di 1/6 della totalità delle aziende associate (comma 9 dell’art. 13 D.L. 269/2003).
Secondo la legge possono partecipare ai Confidi le aziende appartenenti a tutti i settori economici, ma, di fatto, i singoli Confidi generalmente intendono essere portatori di interessi di specifiche aree, per cui il loro Statuto limita l’iscrizione alle aziende appartenenti a uno o più settori di riferimento (come per esempio: artigianato, commercio, agricoltura, ecc.)
Inoltre i Confidi hanno un ambito territoriale locale, per cui l’iscrizione è riservata ad aziende operanti nel territorio di riferimento (provincia o regione). Precisamente i Confidi in Italia sono attivi su tutto il territorio. Le regioni dove sono maggiormente presenti sono il Veneto (49 sedi), la Lombardia (38 sedi), e l’Abruzzo (34); meno presenti invece in Valle d’Aosta (1 sede sola) e il Trentino e Friuli con (5 sedi).
Le modalità di adesione a uno specifico Confidi sono regolamentate nello Statuto. Anche se si tratta di regole che variano da organismo a organismo, in linea generale la domanda di ammissione da parte di una azienda viene valutata con una analisi della situazione economica-finanziaria dell’impresa e sulle sue potenzialità di sviluppo. Chi aderisce a un Confidi si impegna inoltre a versare una quota sociale che generalmente è proporzionale all’importo del finanziamento richiesto.
Le imprese che aderiscono ai Confidi possono godere di:
• una maggiore facilità di accesso al credito presso il sistema bancario, grazie al rafforzamento delle garanzie concesse alla banca;
• un tasso convenzionato fissato dall’accordo sottoscritto dal Confidi con la banca;
• una consulenza finanziaria di base, in grado di verificare il migliore utilizzo delle fonti finanziarie dell’impresa.
Per fare un esempio pratico, per partecipare ai Confidi delle Province Lombarde è richiesta una quota minima di 250 euro corrispondente alla sottoscrizione di 10 azioni del valore di 25 euro ciascuna e una quota di 300 euro a titolo di contributo per il servizio di segreteria.
Sempre per fare parte dei Confidi delle Province Lombarde alla domanda di iscrizione devono essere allegati:
? scheda anagrafica e dichiarazione PMI compilata e firmata;
? curriculum aziendale;
? consenso al trattamento dei dati personali;
? certificato di iscrizione alla Camera di Commercio con vigenza cariche, emesso da meno di sei mesi;
? certificato di attribuzione Partita Iva;
? ultimi due bilanci e situazione aggiornata dell’esercizio in corso;
? consegna dello statuto vigente;
? atto costitutivo della società;
? copia della carta di identità e il codice fiscale del legale rappresentante;
? estratto delibera organo amministrativo assembleare per assunzione della partecipazione.